
Scusate il ritardo, impedimenti di cui alcuni di voi sono a conoscenza mi hanno fatto abbandonare per un periodo questo blog, ma alcuni di voi sapevano che volevo scrivere questo articolo………ma l’inspirazione per poter rappresentare tutto in linguaggio che colpisce spesso non arriva e allora cominci a cercare, ti fermi ad ascoltare un qualsiasi discorso che ti possa far venire in mente un linguaggio metaforico con cui rappresentare lo sdegno per l’immagine pubblicata sopra. Chi ha chiuso il conto lo sappiamo, così come sappiamo chi fa finta di non sentire, inoltre conosciamo anche chi in precedenza ha chiuso quel famigerato conto alle poste…….Quindi direi di non andare oltre; però volevo trovare un qualcosa che riuscisse a spiegare in modo originale tutta la tristezza……..e tutto il pessimismo che questa serie di eventi….mi ha trasmesso……..ma poi quando anche la voglia di scrivere stava passando…..arrivò direttamente dal tubo catotico un’insieme di frasi delle quali ero già a conoscenza ma ne avevo perso memoria . Le voglio riproporre qui perché fotografano precisamente quello che è la nostra società; Antonio Gramsci nella città futura scriveva così:
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. “
1 commento:
...dalle piccole cose si vedono le grandi cose...in tutti i sensi!!!
Posta un commento