La fine di un week-end di fine estate, torno a casa, mi sbrago sul divano accendo la tv..e piano piano mi sto per addormentare ..ad un tratto sento la voce di un personaggio per cui non ho molta simpatia come presentatore, ma che nelle insolite vesti di opinionista fa un fotografia del periodo covid tutta particolare...di seguito le sue parole "un generale che non fa paura a nessuno.... ma il segnale è che il bastone del comando è in mano ad un generale che deve comandare un operazione civile....ha importanza perchè la parola più utilizzata è guerra c'è chi addirittura in tempi non sospetti cantava dal balcone " il piave mormorò". Anche se la guerra la combattono le democrazie in realtà questa in tanti casi mina il concetto di democrazia. Sembra assurdo combattere un virus con un esponente dell'esercito....invece che con l'investire nella medicina, triste realtà di un paese che arriva sempre dopo. Ma che cos'è che questa pandemia nasconde? Di recente ho seguito manifestazioni di massa (scudetti, europei, promozioni in serie A, olimpiadi) che celebravano la vittoria, avremmo dovuto vedere un impennata del contagio invece.... tutto ciò non è accaduto. Ho la sensazione che neanche gli esperti conoscano fino in fondo la dinamica di questo virus... cioè nel concreto .... che succede in un albergo o in un ristorante o in un bar.... quando c'è un malato di covid.... come si propaga il virus?.... io credo che questo non sia molto chiaro... nel nostro paese manca un studio analitico con dati precisi. Non voglio sembrare un complottista ma su questo argomento, non ci sono le idee chiare e non ci sono informazioni che chiariscano bene il concetto di propagazione del virus....da che dipende?.....provo a ragionare un attimo; sono daccordo con chi dice che quello che abbiamo oggi nasce dal governo che c'era prima;... quello crollato per le grandi contraddizioni che aveva nel suo interno, una crisi scatenata perchè la figura che doveva essere di equilibrio (Conte) a un certo punto ha cominciato ad avere il desiderio di imporsi con un suo disegno politico e allora in una situazione di emergenza questa ambizione presidenziale ha portato alla demolizione della maggioranza di governo. Tutto ciò accade perchè in un momento di emergenza nessuno si può muovere tranne il presidente del consiglio il quale accentra su di se un potere molto più grande, che fa gola a tutte le forze politiche. Inoltre neanche i cittadini si possono muovere perchè c'è il covid ... si aspettava tutti il vaccino per poter tornare alla vita normale, ma i politici gli scienziati e i giornalisti nel momento di emergenza più nera sono stati gli unici a potersi muovere, e se noi per un momento, immaginiamo i giornalisti come elemento di controllo sia per la politica che per la scienza, con l'avvento della pandemia sono diventati semplici comunicatori portando cosi la democrazia a sminuirsi." Questo il suo pensiero che in quel momento mi risveglia, trovandomi daccordo e stupito con l'analisi fatta, anche se credere che i giornalisti italiani hanno in mano le sorti democratiche del paese per certi versi mi fa sorridere.... cioè non c'è speranza. Ma allo stesso tempo rabbrividisco pensando che in questo momento la politica ha intenzione di proseguire con lo stato di emergenza probabilmente perchè è una situazione drammatica di impotenza delle forze politiche; daltronde sono vent'anni che stiamo in emergenza, quanti sono negli ultimi dieci anni i governi che vengono nominati dal presidente della repubblica?....e quindi il covid certifica in sostanza lo sfascio istituzionale e politico, una situazione di deriva perenne accelerata dalla pandemia che potrebbe portare all'accentramento di tutti i poteri.... per alcuni è ancora utopia.... per me sempre un po meno....quando finirà questo stato di emergenza?.... ma sopratutto quale sarà la prossima emergenza.... l'immigrazione? .....il terrorismo? l'economia? ...la mia generazione è una vita che è investita da emergenze....il che porta la mia mente a pensare a complotti ancora più grandi.... ma magari ....è meglio che vado che dormire.
mercoledì 22 settembre 2021
mercoledì 8 settembre 2021
La realtà è il pragmatismo dei numeri
Inizi di Maggio, stagione finita prima ancora del fischio finale, ormai sono anni che è cosi, ci siamo un po tutti assuefatti alla mediocrità del momento, che altro non è che la conseguenza dell'ultimo biennio pallotta-monchi che ha portato inevitabilmente una squadra ricca di giocatori costosi invendibili e male assortiti; facendo diventare la semifinalista di champions 2018 una squadra mediocre mal costruita. Proprio un giorno di primavera cavalcando l'onda della mediocrità la nuova proprietà annuncia in un primo momento che il tecnico della prossima stagione non sarà più fonseca. Menomale esclamo io ....non nè posso più di vedere una squadra che prende goal sempre allo stesso modo incapace di reagire, tatticamente senza capo ne coda, senza considerare le partite perse a tavolino e le litigate con il giocatore più rappresentativo. Intanto la piazza impazza e spera in sarri e mentre tutti si lamentano dei friedkin che non parlano.... io rimango impassibile sul divano, sprofondato ormai nella mediocrità del momento... che sembra non avere fine.... sembra proprio che la squadra di calcio della città abbia problemi irrisolvibili come la città stessa. Ma in un normale giorno di inizio maggio accade qualcosa di imponderabile.... mentre sui social e sulle radio continuavano le polemiche ....a un certo punto.... la società annuncia l'allenatore della prossima stagione, Jose Mourinho. Una decisione talmente netta e inaspettata che spacca l'ambiente, chi come Pisello fatica a crederci chi pensa sia uno scherzo.... invece no è proprio lui che riaccende la scintilla dell'entusiasmo. Solo l'ufficialità della notizia ribalta tutte le chiacchiere.... giornalisti increduli.... davanti alla notizia .... i tifosi una volta realizzato si sono in un attimo scrollati di dosso quel peso del mediocre, dell'inadeguatezza che tanto c'aveva ingobbito. E mourinho???!!!.... lui sornione prima c'ha stremato con l'attesa si è lasciato corteggiare e poi con molta schiettezza c'ha ricordato a tutti il pragmatismo dei numeri..... non si esce da quello che siamo.... settimi in classifica a 29 punti dalla prima..... l'unica cosa certa di quest'avventura appena iniziata. C'ha richiamato all'ordine e già si vedono le prime avvisaglie ....adesso la gazzetta dello sport è tornata a odiarci.... sentiremo tutto l'anno parlare dei bilanci della roma, magari nascondendo il fatto che di per se l'inter ad esempio è una società ipotecata.... noi ultimi romantici non ci scoraggeremo...stiamo dando noia e vogliamo dare noia ... tutti uniti con la speranza che il generale Mou ci regali una vittoria che ci tolga "dalla prigionia del sogno"
giovedì 31 dicembre 2020
Dove eravamo rimasti???!!!!
Eccoci qui... 5 anni dopo quasi 6, in questo ultimo giorno del 2020 a chiederci "che fine hanno fatto quelli della banda del boccione?". La banda del boccione non c'è più, perchè come tutti i fatti di umana natura hanno un inizio e hanno una fine; ma allora tuttti i personaggi tirati fuori da questo blog che fine hanno fatto? Beh.... Calabria, Rosario, Bucia, Badoglio Caccheo(in arte Robin),Pirri, Fazio ecc... hanno messo su famiglia, come è normale che sia. A Fazio i più ottimisti avevano prospettato una carriera politica di prim'ordine all'interno del paese, ma lui ha smentito tutti, almeno per il momento. Gli unici rimasti giganteggiare al bancone come 5 anni fa sono Panara e Pisello, stimati e derisi allo stesso tempo. In questi 5 anni la vita è andata avanti come in tutte le altre zone del mondo tra miseri scoop e matrimoni segreti, lontani sono i tempi in cui l'italia vinceva i mondiali, o dove si dibatteva per la squadra di calcetto.... piuttosto tranquilli, i buffi all'epoca furono sanati. E Casaprota..... che aria tira? Beh non entro nel dettaglio ma la foto rende l'idea, specchio di una nazione che passa un momento di torpore casaprota assomiglia alla Macondo di "Cent'anni di solitudine" di Marquez con la differenza che qui non c'è solo la dinastia dei Buendia . Cosi sembra essere passato un secolo ma in realtà sono passati solo 5 anni e il roland garros della sabina si è trasformato in un campo di cespugli(come tante altre cose), tra l'indifferenza di tutti ....e anche la mia, che con l'occhio spento ho osservato per anni i tanti personaggi che hanno cavalcato e che cavalcano l'onda, e adesso sfogo qui la mia intolleranza repressa ma mai sopita.
martedì 11 agosto 2015
CACCIA AL TESORO 2015: Fino all'ultimo boccione
Dopo la sfortunata esperienza dell'anno passato .... gli organizzatori ci hanno riprovato.... e nonostante le avverse condizioni meteo la competizione è stata portata a termine. Quest'anno la sfida era dura, c'erano sei squadre.... e capitan caccheo (sembra all'ultima apparizione) immaginava finali drammatiche per la sua squadra, che avevano riscontro anche da un'inizio di competizione insolito dove il boccione non parte di certo favorito. Subito in ritardo nelle prime tappe, nonostante la disponibilità delle donne capitanate dalla moglie di Badoglio e un generosissimo panara che con un sempre verde paoletti senior cercano di tamponare l'esuberanza degli avversari che sembravano più pimpanti, giovani e dotati di maratoneti di alto spessore. Il problema è che agli avversari mancava tutto il resto; ossia la grinta di Carnera, sua la tappa al panificio che da al boccione quel vantaggio che si rivelerà determinate. Le perle di caccheo e del suo fiuto per le buste che in coppia con Draghi firmano un recupero strepitoso, Steks e la new entry Suriano alla tecnologia e tanti inossidabili gregari, a cominciare da spike che trova il tesoro, o gli inesauribili Cinti e Badoglio, passando per carabina che all'11° ammazza la concorrenza e il giovanissimo Leo apparso in grande spolvero. Gli avversari non reggono il passo "Caccia al tesoro finchè me moro" soccombe dopo due gocce d'acqua i tarallucci combattono fino alla fine ma non reggono il passo, e i repugnanza privi dei loro leader sembrano mancare nello sprint decisivo...... e il boccione trionfa come l'ultima volta attirandosi verso di sè l'odio e i piagnistei degli sconfitti che usano macchine per recuperare lo svantaggio, o maledicono il meteo che gli ha distrutto il sogno di poter arrivare prima di loro.
sabato 27 dicembre 2014
regalo post-natalizio
Una classica serata di santo stefano in un paesino gelido della sabina, si esce, si va al bar.... si osservano i praticanti delle odiose carte,.... si scambiano opinioni calcistiche si borbotta di capodanno e di qualche saccente presente su fb, e poi..... si lascia andare spike al suo triste destino.. fra i naviganti del poker e si fa capire a qualche giovanotto che con le carte o ce nasci o sennò è una continua lezione.... tuttavia sembrava una serata da caminetto... perciò pensai..... un'innocente punch....e poi a casa... ma improvvisamente...dal nulla .... venimmo travolti da un infinito traversone, ua sciabolata tesa.. per dirla alla piccinini .... e allora via sproloqui esaltanti anche da chi il punch non se l'era bevuto, e mentre fabinho investito dall'emozione travolge mr. montenegro .... la partita s'infiamma e il povero montenegro cade di nuovo per un gomito troppo alto di panara......mentre i messaggi vocali prendono il sopravvento il barcollo viene investito da una nube di fumo che costringe il povero fabinho prima a misure extra per continuare la partita e poi alla fine stanco dall'estenuante sforzo all'abbandono del match. Così oltre fabinho c'abbandonò anche mr montenegro il quale venne comunque sostituito da mr cinar e dalla signora genziana..... fino a che l'infinito traversone giunse a termine .... ma ormai il danno era fatto.....e sulle ali dell'entusiasmo bastò un cenno d'intesa tra boccacci e forest....e via.... tutti dentro la multipla come un 5 a denari verso un luogo che per molti di noi è un deja vu infinito....... da un 2.7 che ormai è leggenda fino ai giorni nostri decantati da raffaelone e la sua console... Arrivati a destinazione mi resi conto che il posto era proprio come me lo ricondavo.... quasi vuoto con strani personaggi che si accedono come entrano le persone di fuori....ad attenderci sempre lui mr montenegro in compagnia di un duro chiamato jack. L'incontro non dura molto ma è devastante e si ricomincia a rinarrare di una paletta lanciata e di un 0.5 oltrepassato largamente......tanto che forest preso da un ritorno di lucidità decise di non oltrepassare quel limite..... la serata volge al termine cari miei spike ritorna in piazza ovviamente sconfitto...... boccacci borbotta con qualche porchetto ma alla fine tutti daccordo sul fatto che sia stata una BELLA SERATA!!!!!!
mercoledì 5 marzo 2014
la sfumatura.....
Tutto quello che non sopporto ha un nome.
Non sopporto i vecchi. La loro bava. Le loro lamentele. La loro inutilità. Peggio ancora quando cercano di rendersi utili. La loro dipendenza. I loro rumori. Numerosi e ripetitivi. La loro aneddotica esasperata. La centralità dei loro racconti. Il loro disprezzo verso le generazioni successive.
Ma non sopporto neanche le generazioni successive. Non sopporto i vecchi quando sbraitano e pretendono il posto a sedere in autobus. Non sopporto i giovani. La loro arroganza. La loro ostentazione di forza e gioventù. La prosopopea eroica dei giovani è patetica. Non sopporto i giovani impertinenti che non cedono il posto in autobus. Non sopporto i teppisti. Le loro risate improvvise, scosciate ed inutili.
Il loro disprezzo verso il prossimo diverso. Ancora più insopportabili i giovani buoni, responsabili e generosi. Tutto volontariato e preghiera. Tanta educazione tanta morte. Nei loro cuori e nelle loro teste.
Non sopporto i bambini capricciosi e autoreferenziali e il loro genitori ossessivi e referenziali solo verso i bambini. Non sopporto i bambini che urlano e che piangono. E quelli silenziosi mi inquietano, dunque non li sopporto. Non sopporto i lavoratori e disoccupati e l’ostentazione melliflua e spregiudicata della loro sfortuna divina. Che sfortuna non è. Solo mancanza di impegno.
Ma come sopportare quelli tutti dediti alla lotta, alla rivendicazione, al comizio facile e al sudore diffuso sotto l’ascella? Impossibile sopportarli.
Non sopporto i manager e non c’è nemmeno bisogno di spiegare il perché. Non sopporto i piccoli borghesi, chiusi a guscio nel loro mondo stronzo. Alla guida della loro vita, la paura. La paura di tutto ciò che non rientra in quel piccolo guscio. E quindi snob, senza sapere nemmeno il significato della parola.
Ma non sopporto neanche le generazioni successive. Non sopporto i vecchi quando sbraitano e pretendono il posto a sedere in autobus. Non sopporto i giovani. La loro arroganza. La loro ostentazione di forza e gioventù. La prosopopea eroica dei giovani è patetica. Non sopporto i giovani impertinenti che non cedono il posto in autobus. Non sopporto i teppisti. Le loro risate improvvise, scosciate ed inutili.
Il loro disprezzo verso il prossimo diverso. Ancora più insopportabili i giovani buoni, responsabili e generosi. Tutto volontariato e preghiera. Tanta educazione tanta morte. Nei loro cuori e nelle loro teste.
Non sopporto i bambini capricciosi e autoreferenziali e il loro genitori ossessivi e referenziali solo verso i bambini. Non sopporto i bambini che urlano e che piangono. E quelli silenziosi mi inquietano, dunque non li sopporto. Non sopporto i lavoratori e disoccupati e l’ostentazione melliflua e spregiudicata della loro sfortuna divina. Che sfortuna non è. Solo mancanza di impegno.
Ma come sopportare quelli tutti dediti alla lotta, alla rivendicazione, al comizio facile e al sudore diffuso sotto l’ascella? Impossibile sopportarli.
Non sopporto i manager e non c’è nemmeno bisogno di spiegare il perché. Non sopporto i piccoli borghesi, chiusi a guscio nel loro mondo stronzo. Alla guida della loro vita, la paura. La paura di tutto ciò che non rientra in quel piccolo guscio. E quindi snob, senza sapere nemmeno il significato della parola.
Non sopporto i fidanzati, poiché ingombrano.
Non sopporto le fidanzate, poiché intervengono.
Non sopporto quelli di ampie vedute, tolleranti e spregiudicati. Sempre corretti. Sempre perfetti. Sempre ineccepibili. Tutto consentito tranne l’omicidio. Li critichi e loro ti ringraziano della critica. Li disprezzi e loro ti ringraziano bonariamente. Insomma, mettono in difficoltà. Perché boicottano la cattiveria. Quindi, sono insopportabili.
Ti chiedono: “come stai?” e vogliono saperlo veramente. Uno choc. Ma sotto l’interesse disinteressato, da qualche parte, covano coltellate.
Ma non sopporto neanche quelli che non ti mettono mai in difficoltà. Sempre ubbidienti e rassicuranti. Fedeli e ruffiani.
Non sopporto i giocatori di biliardo, i soprannomi, gli incisivi, i non fumatori, lo smog e l’aria buona, i rappresentanti di commercio, la pizza a l taglio, i convenevoli, i cornetti con la cioccolata, i falò, gli agenti di cambio, i parati a fiori, il commercio equo e solidale, il disordine, gli ambientalisti, il senso civico, i gatti, i topi, le bevande analcoliche, le citofonate inaspettate, le telefonate lunghe, coloro che dicono che un bicchiere di vino al giorno fa bene, coloro che fingono di dimenticare il tuo nome, color che per difendersi dicono di essere dei professionisti, i compagni di scuola che dopo trent’anni ti rincontrano e ti chiamano per cognome, gli anziani che non perdono mai l’occasione che loro hanno fatto la Resistenza, i figli sprovvisti che non hanno nulla da fare e decidono di aprire una galleria d’arte, gli ex comunisti che perdono la testa per la musica brasiliana, gli svampiti che dicono “intrigante”, i modaioli che dicono “figata” e derivati, gli sdolcinati che dicono carino, bellino, stupendo, gli ecumenici che chiamano tutti “amore”, certe bellezze che dicono “ti adoro”, i fortunati che suonano ad orecchio, i finti disattenti che quando parli non ti ascoltano, i superiori che giudicano, le femministe, i pendolari, i dolcificanti, gli stilisti, i registi, le autoradio, i ballerini, i politici, gli scarponi da sci […]
Non sopporto i timidi, i logorroici, i finti misteriosi, i goffi, gli svampiti, gli estrosi, i vezzosi, i pazzi, i geni, gli eroi, i sicuri di sé, i silenziosi, i valorosi, i meditabondi, i presuntuosi, i maleducati, i coscienziosi, gli imprevedibili, i comprensivi, gli attenti, gli umili, gli esperti, gli appassionati, gli ampollosi, gli eterni sorpresi, gli equi, gli inconcludenti, gli ermetici, i attutisti,i cinici, i paurosi, i tracagnotti, i litigiosi, i superbi, i flemmatici, i millantatori, i preziosi, i vigorosi, i tragici, gli insicuri, i dubbiosi, i disincantati, i meravigliati, i vincenti, gli avari, i dimessi, i trascurati, gli sdolcinati, i lamentosi, i lagnosi, i capricciosi, i viziati, i rumorosi, gli untuosi, i bruschi, e tutti quelli che socializzano con relativa facilità.
Non sopporto la nostalgia, la normalità, la cattiveria, l’iperattività, la bulimia, la gentilezza, la malinconia, la mestizia, l’intelligenza e la stupidità, la tracotanza, la rassegnazione, la vergogna, l’arroganza, la simpatia, il doppiogiochismo, il menefreghismo, l’abuso di potere, l’inettitudine, la sportività, la bontà d’animo, la religiosità, l’ostentazione, la curiosità e l’indifferenza, la messa in scena, la realtà, la colpa, il minimalismo, la sobrietà e l’eccesso, la genericità, la falsità, la responsabilità, la spensieratezza, l’eccitazione, la saggezza, la determinazione, l’autocompiacimento, l’irresponsabilità, la correttezza, l’aridità, la serietà e la frivolezza, la pomposità, la necessari età, la miseria umana, la compassione, la tetraggine, la prevedibilità, l’incoscienza, la capziosità, la rapidità, l’oscurità, la lentezza, la medietà, la velocità, l’ineluttabilità, l’esibizionismo, l’entusiasmo, la sciatteria, la virtuosità, il dilettantismo, il professionismo, l’autonomia, la dipendenza, l’eleganza e la felicità.
Non sopporto niente e nessuno.
Neanche me stesso. Soprattutto me stesso.
Solo una cosa sopporto.
La sfumatura.
(Da Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino)
venerdì 17 gennaio 2014
Tra inganni e illusioni
Ciao ragazzi.... ho letto recentemente un articolo tradotto da una mia ex collega molto in gamba nella quale si parla della mia generazione e fotografa in un certo senso questi ultimi 30 anni.
Ho deciso quindi di riportarlo qui (non è farina del mio sacco) perché oltre ad offrire spunti interessanti di discussione credo che molti di noi (soprattutto io) siamo caduti mentalmente in certi tranelli e forse molti di noi non si sono ancora ripresi..... buona lettura.
Prendiamo una generica persona chiamata Lucy che fa parte di una generazione Y, generazione nata nel periodo compreso tra il fine anni ’70 e la metà degli anni ’90.Fa anche parte della cultura yuppie che costituisce una larga parte della Generazione Y (Gen Y). Yuppie (Young Urban Professional) è un termine diffuso a partire dagli anni ottanta e stava ad indicare un giovane professionista "rampante" che abbraccia la comunità economica capitalista ed in essa trova realizzazione. Era la figura del giovane uomo d'affari tra i 25-35 anni, che ebbe origine a Manhattan verso la metà degli anni ottanta. Giovani neo-laureati dalle università Yale, Harvard o Princeton, seguivano il sogno di diventare ricchi nel modo più veloce buttandosi nella New York, che, durante l'era repubblicana di Ronald Reagan, aveva raggiunto un livello elevato di benessere e prometteva molto per coloro che investivano e lavoravano in borsa. Mi piace descrivere gli yuppie della Gen Y con un acronimo — Li chiamo “Gen Y protagonists & special Yuppies”, o GYPSY. Un GYPSY è un sottotipo di yuppie, che pensa di essere il protagonista di una storia molto speciale. Dunque, Lucy sta vivendo la sua vita GYPSY ed è molto rincuorata per il fatto di essere Lucy. L’unico problema al riguardo è il seguente: Lucy è infelice.Per comprendere il perchè di ciò, dobbiamo innanzitutto definire e comprendere cosa renda felice o infelice un individuo. Deriva tutto da una semplice formula: Happiness= Reality - Expectactions (felicità=realtà - aspettative). E’ tutto piuttosto lineare — quando la realtà della vita di un individuo supera le sue aspettative, egli è felice. Quando al contrario risulta inferiore alle aspettative, egli è infelice. Inoltre i genitori di Lucy sono nati negli anni 50. Loro sono i cosiddetti “baby boomer” (per sapere chi sono clicca boomer). Furono cresciuti dai nonni di Lucy, membri della “Grande Generazione”, che è cresciuta durante la Grande Depressione è che ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale, e soprattutto non sono assolutamente da definire GYPSY. I nonni di Lucy erano ossessionati dalla sicurezza economica e accudirono i loro figli insegnando loro i valori della sicurezza nel lavoro, della praticità. Volevano che i propri figli facessero crescere un prato molto più verde e rigoglioso di quello che avevano coltivato loro. Dunque i genitori di Lucy sono cresciuti con la prospettiva di ricercare una prospera e stabile carriera.
Gli fu insegnato che niente e nulla poteva fermare il loro progredire professionale, ma al tempo stesso appresero che servivano anni di duro lavoro affinchè il prato rigoglioso potesse essere realizzato.
Ho deciso quindi di riportarlo qui (non è farina del mio sacco) perché oltre ad offrire spunti interessanti di discussione credo che molti di noi (soprattutto io) siamo caduti mentalmente in certi tranelli e forse molti di noi non si sono ancora ripresi..... buona lettura.
Prendiamo una generica persona chiamata Lucy che fa parte di una generazione Y, generazione nata nel periodo compreso tra il fine anni ’70 e la metà degli anni ’90.Fa anche parte della cultura yuppie che costituisce una larga parte della Generazione Y (Gen Y). Yuppie (Young Urban Professional) è un termine diffuso a partire dagli anni ottanta e stava ad indicare un giovane professionista "rampante" che abbraccia la comunità economica capitalista ed in essa trova realizzazione. Era la figura del giovane uomo d'affari tra i 25-35 anni, che ebbe origine a Manhattan verso la metà degli anni ottanta. Giovani neo-laureati dalle università Yale, Harvard o Princeton, seguivano il sogno di diventare ricchi nel modo più veloce buttandosi nella New York, che, durante l'era repubblicana di Ronald Reagan, aveva raggiunto un livello elevato di benessere e prometteva molto per coloro che investivano e lavoravano in borsa. Mi piace descrivere gli yuppie della Gen Y con un acronimo — Li chiamo “Gen Y protagonists & special Yuppies”, o GYPSY. Un GYPSY è un sottotipo di yuppie, che pensa di essere il protagonista di una storia molto speciale. Dunque, Lucy sta vivendo la sua vita GYPSY ed è molto rincuorata per il fatto di essere Lucy. L’unico problema al riguardo è il seguente: Lucy è infelice.Per comprendere il perchè di ciò, dobbiamo innanzitutto definire e comprendere cosa renda felice o infelice un individuo. Deriva tutto da una semplice formula: Happiness= Reality - Expectactions (felicità=realtà - aspettative). E’ tutto piuttosto lineare — quando la realtà della vita di un individuo supera le sue aspettative, egli è felice. Quando al contrario risulta inferiore alle aspettative, egli è infelice. Inoltre i genitori di Lucy sono nati negli anni 50. Loro sono i cosiddetti “baby boomer” (per sapere chi sono clicca boomer). Furono cresciuti dai nonni di Lucy, membri della “Grande Generazione”, che è cresciuta durante la Grande Depressione è che ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale, e soprattutto non sono assolutamente da definire GYPSY. I nonni di Lucy erano ossessionati dalla sicurezza economica e accudirono i loro figli insegnando loro i valori della sicurezza nel lavoro, della praticità. Volevano che i propri figli facessero crescere un prato molto più verde e rigoglioso di quello che avevano coltivato loro. Dunque i genitori di Lucy sono cresciuti con la prospettiva di ricercare una prospera e stabile carriera.
Gli fu insegnato che niente e nulla poteva fermare il loro progredire professionale, ma al tempo stesso appresero che servivano anni di duro lavoro affinchè il prato rigoglioso potesse essere realizzato.
[Grafico raffigurante la soddisfazione lavorativa dei baby boomers in funzione degli anni]
Dopo aver vissuto il periodo hippie (che è diverso da Yuppie), i genitori di Lucy intrapresero le loro carriere. Nel periodo a cavallo tra ’70, ’80 e ’90, il mondo ha vissuto una prosperità economica mai vista prima. I genitori di Lucy fecero anche meglio di quanto si aspettavano. Questo li rese gratificati ed ottimisti. Ciò determinò nei GYPSY una enorme fiducia e speranza per il futuro, al punto che gli obiettivi raggiunti dai genitori riguardo sicurezza economica e prosperità sembravano oltremodo obsoleti. Un prato rigoglioso, per i GYPSY, doveva avere anche i fiori. Questo aspetto ci svela un primo ed importante aspetto dei GYPSY: I GYPSY sono selvaggiamente ambiziosi.
I GYPSY hanno bisogno di molto più che un bel giardino di sicurezza e prosperità. Il fatto è che un prato verde e rigoglioso non è adeguatamente eccezionale o sufficientemente unico per un GYPSY. Mentre per i Baby Boomer esisteva il Sogno Americano, i GYPSY desiderano vivere il loro sogno personale.Cal Newport, in un suo articolo, fa notare che il trending di popolarità della frase “follow your passion” (segui le tue passioni) è aumentato negli ultimi 20 anni, come potete vedere da questo grafico su Google Ngram viewer, uno strumento che mostra quanto sia presente una certa frase nei testi scritti in un ben delineato periodo di tempo.
Lo stesso Ngram viewer mostra che la frase ”a secure career” (una carriera sicura) è andata fuori moda, mentre la frase “a fullfilling career” (una carriera stimolante) è divenuta molto popolare.
Giusto per esser chiari, i GYPSY vogliono la prosperità economica esattamente come l’hanno voluta i loro genitori — semplicemente essi vogliono anche essere soddisfatti dalla propria carriera in un modo che i loro genitori non hanno neanche preso in considerazione.Ma accade anche qualcos’altro. Mentre le ambizioni e gli obiettivi di carriera della Gen Y sono diventati sempre più alti ed esigenti, Lucy ha ricevuto anche un secondo messaggio, durante la sua infanzia: TU SEI SPECIALE. Questo suggerisce un secondo aspetto dei GYPSY: I GYPSY vivono di illusioni.
Lucy si è convinta che “sicuramente tutti vorranno ottenere un futuro soddisfacente, ma io sono particolarmente brillante e, di fatto, la mia vita e la mia carriera saranno ancor più luminose di quelle degli altri”.
Cosi, in un mondo dove tutti sognano il prato rigoglioso coi fiori, ogni singolo GYPSY pensa di essere destinato a qualcosa di ancora più grande Ma perchè si definisce illusione? Perchè questo è quello che tutti i GYPSY pensano, il chè contraddice la definizione stessa di speciale(def. Relativo ad una specie. Singolare, diverso.) Considerata questa definizione, che sul piano emotivo per i GYPSY ha valore di “migliore”, il resto della gente non è da considerarsi speciale — altrimenti “speciale” non vorrebbe dire nulla. Anche adesso, i lettori GYPSY stanno pensando, “Interessante… ma in realtà io faccio realmente parte di questi pochi speciali” — è qui sta il problema. Una seconda illusione entra in gioco una volta che i GYPSY entrano nel mercato del lavoro. Mentre i genitori di Lucy erano convinti che tanti anni di duro lavoro e sacrifici avrebbero determinato un successo professionale, Lucy considera il successo di carriera come un fatto dovuto, dato che si tratta di una persona eccezionalmente particolare come lei. Per lei è solo una questione di tempo e di scegliere quale direzione prendere. Le sue aspettative pre-lavorative dunque somigliano ad una cosa del genere:
["Aspettiamo che il mondo veda quanto meravigliosa io sia"]
Sfortunatamente, la cosa buffa riguardo la realtà è che essa si rivela essere non cosi semplice. Il fatto strano riguardo la carriera lavorativa è che si rivela essera decisamente difficile e complicata. Grandi successi hanno bisogno di anni di sangue, sudore e lacrime per essere raggiunti — inclusi quelli che non prevedono fiori e unicorni — ed anche le persone di maggior successo difficilmente stanno combinando/hanno combinato qualcosa di grande nel periodo dei loro primi 20-30 anni di vita.
Ma i GYPSY semplicemente non accettano questo fatto.
Paul Harvey, un professore della University of New Hampshire ed esperto dei GYPSY, nel corso di una sua ricerca, e ha affermato che la Gen Y ha “irrealistiche aspettative e si mostrano restii ad accettare dei feedback negativi al riguardo,” e “una inflazionata visione di se stessi.” Harvey dice che “le aspettative non corrisposte, in persone con forte autostima ed autoreferenzialità, sono una grande fonte di frustrazione. Essi fanno riferimento a dei livelli di rispetto e considerazione che non sono in linea con le loro effettive abilità e sacrifici, dunque è probabile che non raggiungano quei premi e riguardi che si aspettano.” A quelli che assumono nelle proprie aziende dei membri della Gen Y, Harvey suggerisce di fare una domanda durante il colloquio, “Ti senti in genere superiore ai tuoi colleghi/compagni di corso/etc.., e se sì, come mai?” Egli dice che “se il candidato risponde di sì alla prima parte ma rimane interdetto sul ‘perchè’, possibilmente c’è un tendenza all’autoreferenzialità. Questo è dovuto al fatto che le percezioni autoreferenziali sono di solito basate su un senso di superiorità e di merito infondato. Gli han lasciato credere, attraverso esercizi di costruzione di autostima eccessivi durante l’adolescenza, di essere in qualche modo speciali ma allo stesso tempo senza includere una giusta motivazione a questa credenza.” E siccome il mondo reale (con le dovute eccezioni) considera anzitutto il merito, durante gli anni di college Lucy si trova a vivere questa situazione:
[Le aspettative di Lucy non corrispondono alla realtà]
L’estrema ambizione di Lucy, accompagnata da un’arroganza che deriva dalle illusioni provocate dall’eccessiva autoreferenzialità, l’ha costretta a vivere il periodo degli studi con una enorme aspettativa. E la realtà, messa a paragone con le sue aspettative, fa risultare l’equazione [felicità= realtà - aspettative] con un valore negativo.
E va sempre peggio. Oltre a questo, i GYPSY hanno un altro problema che si applica a tutto il resto della generazione Y: I GYPSY si sentono presi in giro e ridicolizzati.
Sicuramente, alcuni coetanei dei genitori di Lucy hanno avuto più successo di quanto essi abbiano avuto. Anche se nel corso degli anni in famiglia di Lucy si parlava della vita di altre persone, per la maggior parte dei casi loro non sapevano realmente che cosa ne fosse stato di tante e tante persone con le loro rispettive carriere. Lucy, al contrario, si trova costantemente ridicolizzata e rinfacciata da un fenomeno contemporaneo: Facebook Image Crafting (Le vite degli altri raccontate su facebook).
social network creano un mondo per Lucy dove:
- Qualsiasi cosa stiano facendo gli altri la fanno alla luce del giorno.
- la maggiorparte delle persone presenta una inflazionata versione della propria esistenza
- Le persone che sottolineano aspetti della loro vita e del loro lavoro sono di fatto quelli a cui il lavoro (o le relazioni) sta procedendo alla grande.
Tutto ciò lascia supporre a Lucy, erroneamente, che tutti quanti stiano facendo grandi progressi, lasciando a lei ulteriore commiserazione: il giardino del vicino è sempre più verde.
Ecco il motivo per cui Lucy è infelice, o al limite, un pò frustrata e inadeguata. Infatti, probabilmente la sua carriera può anche essere partita bene, ma su di lei è comunque calato un senso di delusione ed amarezza.
Alcuni consigli per Lucy:
- Rimani selvaggiamente ambiziosa. Il mondo contemporaneo è pieno di opportunità per cogliere fiori e soddisfazioni. La direzione da prendere può non sempre essere chiara, ma si andrà delineando col tempo — l’importante è buttarsi a capofitto su qualcosa.
- Basta col pensare di essere speciali. Perchè, di fatto, non sei speciale. Tu sei come tutte le altre giovani persone senza esperienza che non hanno molto da offrire. Potrai diventare davvero speciale quando lavorerai duramente per tanto tempo.
- Ignora tutti gli altri. Il giardino dei vicini che sembra sempre più verde, è roba vecchia. Eppure nel mondo virtuale cui siamo abituati, il giardino dei vicini sembra un parco glorioso ed immenso. La verità è che tutti gli altri sono indecisi, dubbiosi e frustrati quanto te. Se tu porti a termine i tuoi obiettivi, non avrai altre ragioni per invidiare gli altri.
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